29 ottobre 2008

Il gioco dei simulacri

Il bambino vive solo con i suoi spettri.
Il bambino continua a pensare alla sua bambina: ogni tanto cerca di rivedersela mentalmente più oggettivamente nel suo aspetto e pensa che magari non è nemmeno un granché, però per lui è sempre tanto bella allo stesso, e questo dovrebbe significare che lui le vuole bene veramente, o comunque il bambino non riesce a smettere di pensarci.
Il bambino si è costruito un proprio mondo fantastico come popolato da spettri: c’è una specie di simulacro della bambina così come lui sogna che sia e che non cambierà mai, e non così come lei è veramente; in questo mondo alla bambina piacerebbero gli stessi giochi che piaciono a lui e starebbero insieme… anzi, il bambino si è reso conto che anche per se stesso ha elaborato un’immagine un po´ diversa, migliore della realtà, per poter piacere a lei.

Nel suo mondo parallelo, il bambino e la bambina giocano insieme e sono felici: è una fantasia, ma il bambino ci si ritrova a suo agio e lì può fuggire da tutto, o forse da lì non può o non vuole più fuggire.
Il bambino non ricorda più quando ha cominciato a costruire questo mondo fantastico, ma era bello e non pensava di fare niente di male: voleva che continuasse così per sempre, anche se in cuor suo lo sapeva che prima o poi avrebbe dovuto distaccarsi, anche se ogni tanto temeva che il suo gioco venisse scoperto dalla bambina (o da qualcun altro che glielo avrebbe detto) e così il sogno si sarebbe infranto, rovinato.

Nel mondo reale, il bambino e la bambina non erano così vicini come lui avrebbe voluto, anche se ogni tanto la bambina sembrava dimostrare di avere piacere a giocare un po´ con lui, o magari gli diceva qualcosa che gli faceva pensare che forse non era così lontana da come lui la sognava; ma era solo il bambino che distorceva le parole e le voleva interpretare secondo i suoi desideri, perché in fondo che cosa avevano in comune lui e la bambina?
Ma ormai per il bambino è così difficile mantenere distinti il mondo reale e il mondo dei loro simulacri.

La bambina non avrebbe mai seguito il bambino a giocare nel suo mondo dei sogni, e allora il bambino ci si è rifugiato da solo, dove pensava di poter essere felice e al sicuro dalle delusioni: continua a saltare dal mondo reale al mondo dei suoi spettri e viceversa, in continuazione, perdendo sempre di più i fili dei contatti; e, ogni volta che deve tornare nel mondo vero, si sente sempre più solo perché non può più coltivare la segreta e vana speranza che un giorno forse i due mondi, quello reale e quello immaginario, si fonderanno e non ci sarà più bisogno dei simulacri. Questo sì che il bambino non lo aveva previsto, anche se avrebbe dovuto.

Ora, ogni tanto, il caso fa riaprire gli occhi al bambino, e, guardando dalla finestra della sua cameretta, gli sembra quasi di poterla vedere la bambina, laggiù, lontana, che fa altri giochi con altri bambini e si è dimenticata di lui. Naturalmente la bambina del mondo reale è diversa dalla costruzione della fantasia del bambino, forse è cambiata col tempo; ma il tempo è una scusa, perché la bambina è sempre stata distinta dal suo simulacro.
Il bambino si ripromette di non richiudere più gli occhi, di non riaprire mai più quel cassetto di sogni, ma poi ci ricasca sempre, non può più farne a meno.

Il bambino vorrebbe almeno augurare alla sua bambina di essere felice nel suo mondo reale senza di lui, ma non è più sicuro di essere un bambino buono e questo lo sconvolge: lui ormai non sarà mai più felice né nel mondo vero né nel suo mondo di spettri perché sono entrambi in rovina.
Il bambino avrebbe voluto poter cambiare, poter imparare a fare i giochi che piacerebbero alla bambina, e lo avrebbe fatto per lei.
Ma i bambini possono cambiare crescendo; i grandi invece…

Dario Scoppelletti